Il Labirinto di Marsuk è un arazzo monumentale nato da una tessitura libera, non vincolata da telaio, in cui la materia segue un proprio ritmo organico. Le fibre si addensano, si diramano, si sovrappongono: pieni e vuoti che si inseguono come strade, confini, passaggi.
La superficie non rappresenta un luogo: lo evoca.
È un territorio vivo, attraversato da direzioni che emergono e scompaiono, da zone che si fronteggiano, da linee che sembrano ricordare qualcosa che non si è mai visto davvero, ma che si riconosce. La presenza della lana grezza sarda, del cotone riciclato e dei tessuti tinti a mano con estratti botanici conferisce all’opera una qualità arcaica, terrestre, quasi rituale. Le fibre conservano la memoria della materia da cui provengono: paesaggi, gesti, tempi lenti.
Ogni nodo è una presenza.
Ogni intreccio è una direzione.
Ogni strato è una memoria che affiora.
Origine narrativa — dal romanzo Anastasia e il Mago di Venezia
L’opera è ispirata alla scena in cui Lorenzo, condotto nella Sala Rotonda, viene messo alla prova dal Capo del Dicastero.
Il pavimento inciso — popolato da creature fantastiche, percorsi tortuosi, ostacoli e recinti — diventa il Labirinto di Marsuk, una struttura complessa che solo chi possiede una memoria straordinaria può ricostruire.
L’arazzo traduce questo momento in linguaggio tessile: le diramazioni del labirinto, le creature simboliche, la tensione tra ordine e caos, la prova iniziatica, la soglia tra percezione e conoscenza.
Non è un labirinto da risolvere. È un luogo da attraversare.
Estratto dal romanzo
“Le figure cominciarono a emergere velocemente sotto la sua mano:
un uccello su una sola gamba, una strada tortuosa, un drago privo di zampe…
Alla fine, il disegno si trovava racchiuso entro una recinzione.
‘Hai appena completato il Labirinto di Marsuk.’”
Materia e tecnica
Realizzato con cotone riciclato · lana 100% · lana di pecora sarda · tessuti tinti a mano con estratti botanici (cipolla, Achillea, melograno selvatico, Solidago) · supporto in legno naturale.
Tecniche: macramè, intreccio manuale, uncinetto, ferri, stratificazione materica, frange a caduta libera.
Il retro è cucito interamente a mano e rifinito con colla vegana autoprodotta, priva di solventi.
Presenza
Con i suoi 150 × 180 cm, Il Labirinto di Marsuk non è un’immagine: è un paesaggio.
Un luogo che si percepisce prima ancora di essere guardato.
Una struttura che invita a entrare, a seguire le fibre, a perdersi e ritrovarsi.
È un’opera che non chiede di essere interpretata: chiede di essere ricordata.