La Sposa in Turchese scheda

La Sposa in Abito Turchese è una scultura‑arazzo verticale costruita con cotone, lana, lana sarda e tessuti tinti a mano con latte, miele e curcuma, sostenuti da un ramo selvatico che conserva la dimensione arcaica dell’opera.
Richiama la figura di una sposa non tradizionale: non l’icona della purezza, ma un archetipo di autenticità, una figura che attraversa il rito per affermare la propria verità.
La trama dell’opera evoca le trame antiche degli abiti nuziali tessuti dalle madri per le figlie: gesti lenti, ripetuti, carichi di protezione e di passaggio.
Il turchese — presente nella trama e nelle frange — diventa un colore‑soglia: richiama il cielo e l’acqua, introduce un’idea di respiro, di apertura, di libertà.
La verticalità dell’opera e la tensione delle fibre generano una presenza che abita lo spazio con silenzio e intensità.

Poesia dell’opera
Intreccio fili d’acqua e fili di luce, e nel nodo si apre il fiore che ricorda il mare. Che il vento ti vegli, che la gioia ti cammini accanto; la terra conosce il tuo passo, piedi scalzi, passo leggero. Non essere pura. Sii vera. Colore turchese, tuo custode. Ovunque, sempre.

Materia e tecnica
Realizzata con cotone, lana, lana di pecora sarda, tessuto di cotone tinto a mano con latte, miele e curcuma, colla d’amido autoprodotta e supporto in legno naturale selvaggio.
Tecniche: macramè, tessitura a mano libera, modellazione materica tridimensionale ottenuta tramite sovrapposizione e tensione delle fibre, stratificazione manuale e frange a caduta libera. Il retro è cucito interamente a mano e rifinito con colla vegetale autoprodotta, priva di solventi. Ogni nodo è eseguito manualmente, rendendo l’opera irripetibile.

Presenza
Con i suoi 40 × 130 cm (supporto 49 × 4 cm), La Sposa in Abito Turchese si impone come una figura verticale, un corpo‑abito che abita lo spazio con una presenza silenziosa e rituale.
La tensione dei nodi, la densità centrale e la caduta delle frange costruiscono un asse che guida lo sguardo dall’origine al gesto finale, mentre il ramo selvatico amplifica la dimensione arcaica dell’opera.
Non chiede di essere interpretata: chiede di essere sentita, come un talismano tessile che tiene insieme memoria, corpo e ambiente.